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Basket / Serie A

Lo spunto di Cantù-Pistoia Basket: tutto si è deciso nei primi 10″ di ogni azione

Ronald Moore nel match dell'andata contro Cantù (Ptsport)

Dopo il pesante ko contro Pallacanestro Cantù, analizziamo con la nostra lavagna tattica quello che ha detto il campo ed i motivi della sconfitta del Pistoia Basket

La sifda del PalaDesio ha costretto il Pistoia Basket ad un nuovo ko in trasferta, l’ennesimo di questa stagione. La gara dei ragazzi di coach Esposito però non è tutta da buttare, anzi. I numeri non sono del tutto negativi e in fin dei conti la prova dei biancorossi è stata meno disastrosa di quello che dice il punteggio finale.

Sostanzialmente Pistoia e Cantù hanno avuto un approccio differente ai primi otto/nove secondi dell’azione. Pistoia, per quelle che erano le idee del pre-partita, probabilmente avrebbe dovuto frenare lo tsunami canturino non accettando la gara da corri e tira che è di fatto il terreno di caccia perfetto per Culpepper e compagni. Così la The Flexx ha provato a controllare il gioco, rallentandolo e cercando di attaccare una difesa poco avvezza al lavoro, muovendo la palla fino a trovare il giocatore meglio piazzato per prendere il tiro.

L’idea di base però non si è quasi mai trasformata in realtà. Le problematiche maggiori per i biancorossi hanno riguardato il fatto di non riuscire a frenare il contropiede dei veloci esterni canturini, che quasi in ogni azioni hanno avuto come prima opzione l’andare al tiro rapido. Questo è accaduto non solo nelle situazioni relativamente facili, quelle in cui Pistoia si difendeva senza essersi potuta schierare, ma anche quando la squadra di coach Esposito era posizionata. Gli avversari hanno continuato a cercare il tiro come prima opzione, ancor prima di dare il via ai loro giochi offensivi, tentandolo appena c’era anche solo lo spazio per pensare di prenderlo o si creava l’opportunità per giocare un uno contro uno vicino a canestro.

Molto dunque è dipeso anche dal duello in cabina di regia, dove Smith ha avuto la libertà necessaria per innescare i compagni e prendersi buoni tiri, cosa che invece Moore ha faticato di più ad avere, soprattutto nei primi due periodi di gioco quando gli avversari hanno scavato il solco che poi hanno semplicemente amministrato nella seconda parte di gara. Solo nel terzo periodo Pistoia è riuscita a inceppare l’attacco dei lombardi, costringendoli a pensare e a lavorare di più per poter sviluppare i loro giochi offensivi e togliendogli la possibilità di andare dentro al pitturato. Qualche risultato maggiore Pistoia lo ha ottenuto quando è passata a zona, non abbastanza però per riuscire a invertire l’inerzia di una gara che è sempre stata saldamente in mano agli avversari.

Un altro aspetto che vale la pena sottolineare è la prova comunque più che positiva di Cantù nella propria metà campo difensiva. Per quelli che sono gli standard della squadra della presidentessa Irina Gerasimenko, Thomas e compagni hanno impegnato i biancorossi, lavorando molto soprattutto nei primi otto-dieci secondi dell’azione, quelli fondamentali per non dare al Pistoia Basket la possibilità di costruire con facilità. Con la pressione esercitata soprattutto sugli esterni biancorossi sono arrivati tanti falli, in particolare quelli di McGee, oltre ad alcune palle perse e ad una transizione offensiva che non ha mai prodotto gli effetti sperati dai biancorossi.

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Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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