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Calcio / Serie C

L’indecente campo di Olbia e i progressi della Pistoiese

Torna il consueto Zizzi’s Corner del nostro Antonio Zinanni: dopo il punto conquistato dalla Pistoiese in terra sarda, il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?

Prima di addentrarmi su ciò che ha raccontato la trasferta di Olbia, mi preme fare una piccola (ma credo pertinente) osservazione; si parla tanto di terreni di gioco, stadi fatiscenti non a norma per tanti fattori (non ultimo quello della sicurezza n.d.r.), ma lo spettacolo che abbiamo potuto osservare allo Stadio Nespoli della cittadina gallurese, credo superi ogni più profonda immaginazione. Il terreno di gioco sul quale si è disputata la gara tra i padroni di casa e la Pistoiese, rappresenta l’antitesi di ciò che possa significare la parola sicurezza, o incolumità fisica, poco importa la diversa terminologia usata. Terreno di gioco che superava forse i canoni della praticabilità, tanto era spelacchiato, gibboso, un’autentica trappola per caviglie e crociati. Fortunatamente, sotto questo profilo, tutto è finito  senza particolari danni ma, anche se il campionato è quello della terza serie nazionale, credo fermamente che disputare gare su certi terreni di gioco, non rappresenti lo spot ideale per rilanciare la categoria.

Detto ciò, venendo a parlare della partita, questa ha consegnato ai ragazzi di Asta il quarto risultato utile consecutivo pur dovendo cedere l’imbattibilità di Meli dopo quasi 360 minuti. Il pareggio contro l’Olbia, che disputava con gli arancioni la terza gara in una settimana, si può osservare con la misura del classico bicchiere: mezzo pieno se consideriamo che, sino all’ultimo secondo Luperini & c. pur subendo il pareggio a poco meno di un quarto d’ora dal termine (recupero incluso), hanno cercato con più forza e lucidità degli avversari la conquista dell’intera posta in palio, andandoci vicini con un gran tiro di Rovini respinto a fatica da Marson; mezzo vuoto se consideriamo la passività (la vogliamo chiamare eccessivo timore?) che ha attanagliato la squadra dopo il vantaggio di Fanucchi e la reazione dei padroni di casa.

Certo, l’Olbia ha tra le proprie file giocatori importanti, specie in attacco, ma rinculare nella propria tre quarti, senza essere capaci di imbastire una adeguata e pericolosa ripartenza (come quelle viste la settimana prima contro il Piacenza), ha fatto si di esporsi ai pericoli avversari, subendo la rete del pareggio ad opera del miglior giocatore in campo, il colombiano Ceter, in prestito dal Cagliari. E proprio la dinamica del pareggio gallurese è emblematica e ci fa tornare indietro di qualche settimane, quando certe amnesie difensive avvenivano regolarmente e più volte nella stessa gara producendo quei harakiri che erano stati pagati con sconfitte pesanti. In questa circostanza è bastata una errata segnalazione di fuorigioco, lasciando solo soletto davanti per permettere il pareggio all’Olbia, forse l’unica disattenzione dell’intero match ma pagata a caro prezzo. Atteggiamenti questi sul quale lavora e dovrà lavorare ancora Antonino Asta.

Del resto, dopo appena un mese dal suo incarico,  l’opera di restyling è appena iniziata, l’allenatore siciliano  è il primo a capire che dovrà ancora lavorare alacremente per cercare di smussare certi errori, certe pause che ancora fanno parte del  vecchio dna della squadra. Piccoli ma tangibili progressi sono stati già denotati,  specialmente per quello che riguarda il recupero della stima,  della forma e della propria identità di atleti che sino al suo avvento non avevano ancora espresso il meglio del proprio repertorio. Parlo in modo particolare di Cagnano e Dossena, che anche ad Olbia hanno confermato che la “cura Asta” sta producendo loro effetti positivi, ripetendo l’ottima performance disputata contro il Piacenza una settimana prima. Ma tutta la squadra sta lentamente, ma proficuamente assimilando le teorie di Asta e i quattro risultati utili consecutivi ne sono ampia testimonianza. Lavoro, lavoro ed ancora lavoro, una sola parola ripetuta per continuare in questa rinascita di una squadra che vuole a tutti i costi mettersi alle spalle definitivamente i periodi brutti.

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Da quando è in pensione ha più tempo da dedicare ai suoi passatempi preferiti: cani, film, musica e naturalmente Pistoia Sport e la Pistoiese. Il più vecchio del gruppo in mezzo a tanti giovani bravi e motivati: come si dice in gergo, esperienza al servizio della squadra.

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