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Basket / Serie A

Lo spunto tattico di Pistoia Basket – Varese: l’arma vincente è il quintetto “piccolo”

Torniamo a parlare del successo della OriOra Pistoia Basket sulla Pallacanestro Varese: il giro palla pistoiese manda in confusione gli ospiti

La OriOra Pistoia basket ha vinto la battaglia con la Openjobmetis Varese osando e rischiando. La mossa tattica decisiva di Ramagli è stata soprattutto quella di sfidare i rivali, forse la miglior squadra del campionato per difesa del pitturato, con un quintetto piccolo. Una scelta che, numeri alla mano, negli ultimi dieci minuti ha dato la vittoria a Della Rosa e compagni, bravi anche a acuire oltre misura le problematiche della squadra ospite, tradita da quasi tutti i suoi esterni.

Il quintetto con in campo solo uno tra Auda e Krubally, con Peak schierato da numero quattro, ha dato a Pistoia quella capacità di aprire il campo in attacco e di trovare più opzioni al tiro, come dimostrano le 8 conclusioni da due e le 7 da tre tentate negli ultimi dieci minuti. Questa capacità di muovere il pallone, coinvolgendo tutti e spesso trovando un tiro sul lato debole o una penetrazione sul ribaltamento ha messo in grande difficoltà Varese. Il quintetto piccolo della OriOra poi ha avuto il gran merito di riuscire comunque a non perdere la lotta a rimbalzo, dove con un assetto del genere c’era il grande rischio di andare sotto. Pistoia infatti ha vinto il conto generale delle carambole, impattando quello del quarto periodo, con le due squadre che nell’ultima frazione ne hanno catturati otto a testa. L’azzardo di Pistoia, perchè inevitabilmente in caso di sconfitta tale sarebbe stato, si è rivelato invece la chiave di volta per costringere anche gli avversari in diversi frangenti ad adeguarsi alle caratteristiche di Pistoia, rinunciano ai centimetri nell’area. Quando però Caja ha presentato anche la coppia Cain-Archie, Pistoia con il suo quintetto piccolo è stata brava a raddoppiare, aiutare, sporcare le linee di passaggio e impedire quasi sempre facili ricezioni, inoltre il lavoro difensivo di Peak si è fatto sentire, riuscendo a impedire spesso facili conclusioni al suo avversario sotto le plance. Merito  di una difesa dunque che con la giocata del singolo decisiva ha saputo valorizzare comunque un lavoro di sistema, capace di togliere a Varese le soluzioni primarie, soprattutto nella prima parte dell’azione. 

In tutto questo poi resta la prestazione clamorosa di Dominique Johnson, variabile impazzita e violino solista capace di suonare fuori dal coro. Le sue giocate, spesso autentiche invenzioni senza ritmo e con la mano del difensore in faccia, sono state scosse pure di adrenalina per la squadra e per il pubblico. In una squadra che offensivamente non è in grado di inventare molto e che con l’assenza di un americano è tornata ad avere un contributo misero dalla panchina in termini di punti, le capacità realizzative del suo capitano sono risultate fondamentali. Sarà stato per qualcosa da dimostrare al suo vecchio allenatore, Attilio Caja, cercato immancabilmente con lo sguardo po ogni tripla fulminante, sarà stata la voglia di congedarsi dal PalaCarrara dimostrando in pino il suo potenziale, oppure semplicemente la necessità di mettersi in mostra in vista della sua personalissima finestra di mercato della prossima settimana, ma di sicuro la vittoria di Pistoia contro Varese porta la sua firma, stampata con inchiostro indelebile e piantata sul parquet con quelle sei triple salvifiche, per lui e per la OriOra.  

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Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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