Giovedì, 21 Giugno 2018

Martedì, 29 Marzo 2016 12:48

Di cosa parliamo quando parliamo di comportamento (non) sportivo

di 

La sciarpata al primo allenamento 2015/16 (PtSport)

Pagare il biglietto non vuol dire violentare la propria intelligenza. Una speciale Colazioni dei Campioni dedicata ai fatti post Pistoia-Torino. 

Quando al termine di un evento sportivo succedono cose spiacevoli che coinvolgono pubblico e tesserati,  i social si riempiono di commenti su cosa e come è lecito per il tifoso dimostrare il proprio disappunto in maniera “corretta”.  Questo dà origine spesso a un equivoco colossale. Il più scontato è: “Compro il biglietto quindi posso protestare come voglio”. No. Meglio: accettabile la prima parte fino al verbo; irricevibile la seconda. 

Assistere a una manifestazione sportiva dietro esborso di denaro offre il diritto di entrare nell’impianto, sedersi e vedere quello che succede. Divertirsi, per quanto è possibile. Per il resto  - capisco che per qualcuno può sembrare strano - vige il codice civile, oppure penale, nei casi estremi. Siccome, molto opportunamente, uno stadio o un palasport non sono chiese, è possibile  partecipare emotivamente alla gara, con qualche concessione a quella cosa chiamata  buona educazione.  E’ consentito: battere le mani, urlare, fischiare la propria disapprovazione, scambiare il cinque con il vicino di posto, gridare “pezzo di merda” all’arbitro o al giocatore della squadra avversaria (mica bello. Però, dai, ci può stare. E comunque quasi sempre non sentiranno. Quasi sempre), alzarsi in piedi per la “ola”, applaudire le ragazze che ballano a centrocampo durante gli intervalli, urlare “non vi si sente” ai tifosi avversari, lanciare sguardi  obliqui alla biondina seduta  due file sotto sperando di avvicinarla e ottenere  il numero di  telefono a fine gara (vale anche il contrario, nel caso ci sia nel mirino un moro palestrato). Dopodichè, a fine gara, uscire dall’impianto, salire in macchina e tornare a casa o cenare al ristorante con gli amici, con stati d’animo differenti secondo l’esito dell’incontro.  Tutto questo è consentito.


Pagare il biglietto non vuol dire violentare la propria intelligenza. Non è consentito gettare oggetti in campo,  sputare, menare le mani. Questo non c’è nel prezzo di ingresso. Non è consentito neppure avvicinarsi all’allenatore dopo una sconfitta e gridargli “terrone” in faccia protetti da  una balaustra e poi fuggire via. Il vocabolario ha precise parole per definire tale comportamento: roba da vergognarsi forte.
In sala stampa Esposito era sinceramente affranto. Nessun fraintendimento. Nessuna dietrologia è consentita. Come allenatore ed ex giocatore è l’altro lato della medaglia che ha la faccia di Pozzecco.
E questo, se permettete, è un gran complimento.                  

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(Da Wikipedia)