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Basket / Serie A

Pistoia Basket, gara di qualità ad Avellino: ecco cosa ha funzionato

Coach Alessandro Ramagli

La squadra ha fatto un passo in avanti soprattutto dal punto di vista difensivo. Il Pistoia Basket ha pagato dazio a rimbalzo e a livello di percentuali ai liberi, vero tallone d’Achille in questa stagione

Avellino è, numeri alla mano, la squadra più in forma da dicembre ad oggi. Lo dice la striscia di vittorie consecutive inanellata dopo l’ammissione dei problemi finanziari e l’addio di Cole, lo dice il modo in cui ha vinto le ultime partite ed in particolare quella con il Pistoia Basket.

Lo ha fatto da grande, da squadra esperta, da formazione che ha la forza mentale per non sbandare quando gli altri giocano meglio e di segnare canestri difficilissimi quando con l’azione non sei riuscito a costruirti un vero vantaggio. Alla luce di tutto ciò, l’essere arrivati a giocarsi la vittoria con l’ultimo possesso al PalaDelMauro, aumenta esponenzialmente il valore della prova della OriOra.

La squadra di Ramagli infatti è stata brava a leggere molti momenti della partita e soprattutto a trasformarsi in corsa, dimostrandosi camaleontica. Una qualità che è stata fondamentale per rivaleggiare fino ai secondi finali contro un’avversaria più forte e qualitativamente superiore.

Gli adattamenti più interessanti Pistoia li ha fatti in difesa, proponendo tanti accorgimenti tattici e diverse tipologie di difesa, provando subito a tamponare quando uno dei top player avellinesi si metteva a crivellare la retina. Lo ha fatto all’inizio con la grandissima pressione sugli esterni, anche a costo di rischiare qualche canestro facile ai lunghi biancoverdi, sperando di non far accendere Filloy o Sykes. Lo ha fatto quando ha provato con difese a zona a tamponare le penetrazioni di Nichols e Green, costringendoli a cercare canestri dalla media senza arrivare con facilità al ferro. Soprattutto lo ha fatto alternando ogni tipo di quintetto, da quelli classici a quelli con quattro piccoli, fino a quelli senza un vero pivot, con Auda e Severini intercambiabili nelle marcature e nelle posizioni. Questa evoluzione difensiva della squadra biancorossa è figlia del lavoro degli ultimi mesi, ed il fatto che arrivi anche senza avere una risorsa come Gladness in campo dimostra che certi limiti iniziali sono stati in parte superati dalla squadra.

La pesante sconfitta a rimbalzo però denota anche come e quanto manchi in questo momento alla squadra un sesto straniero con certe peculiarità. Senza una gara di qualità il Pistoia Basket non avrebbe comunque potuto tenere testa ad Avellino, arrivandosela a giocare fino all’ultimo possesso.

Dal punto di vista mentale e dell’atteggiamento Peak e compagni sono stati pronti sin dall’avvio e non hanno ceduto ai fantasmi nemmeno quando Avellino nell’ultimo periodo ha messo la freccia, portando il proprio vantaggio quasi in doppia cifra. In più le aggravanti dei tanti liberi sbagliati, dell’infortunio di Kerron Johnson dopo 23′ di gara e la serata poco prolifica a livello realizzativo del capitano biancorosso, anche e soprattutto perché marcato in maniera più che asfissiante dagli irpini, non fanno che amplificare la portata di una prestazione comunque molto positiva.

Per dovere di cronaca bisogna dire che Avellino era una squadra con la spia della benzina accesa, in perenne riserva e che fisiologicamente durante la partita si è dovuta prendere delle pause per rifiatare, abbassando i giri e concedendo molto soprattutto a livello difensivo. In quelle pause Pistoia però è stata brava a crearsi punti e vantaggi, giocando anche in maniera spregiudicata, muovendo la palla e andando spesso a cercare il ferro, attaccando Avellino nel pitturato nonostante i suoi chili e i centimetri.

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Originario di Montecatini, giornalista, dal 2005 scrive su Il Tirreno e dal 2014 anche per Pistoia Sport. Ama in maniera viscerale lo sport e le sue storie. Nel tempo libero cerca di imitare le gesta sportive dei campioni, con scarsi risultati. Tattico "ad honorem" della redazione.

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