Basket / Femminile
Diletta Nerini, una vita in rosanero: dal rientro in campo agli obiettivi futuri
Nerini, capitano della Nico Basket, è tornata da poco da un brutto infortunio: «Mentalità e costanza decisive nel mio recupero»
Di Christian Disperati
L’assenza di una guida all’interno dello spogliatoio cominciava a farsi sentire e cresceva l’impazienza di rivedere in campo Diletta Nerini, reduce dalla rottura del legamento crociato. La cestista è stata costretta a fermarsi per nove mesi, ma nonostante questo ha continuato a guidare La T Gema Nico Basket anche da fuori, grazie al suo carisma e alla sua determinazione da capitano. Questo gli ha permesso di avere la forza necessaria per riprendersi e tornare a lottare per i propri obiettivi con la casacca rosanero da gennaio di quest’anno. Con lei in campo la Nico ha ottenuto ben quattro vittorie consecutive, sintomo di come la sua presenza sia stata fondamentale all’interno del gruppo durante le partite.
A livello psicologico, per chi vive di basket, quanto è stato difficile e pesante stare fuori per infortunio per così tanto tempo? Cosa si prova a non poter scendere in campo?
«Difficile e pesante è riduttivo. E’ stato un anno molto complicato da tanti punti di vista e l’infortunio al crociato mi ha dato il colpo di grazia, poiché era il primo grave infortunio che ho avuto nella mia vita. Non poter toccare il campo per nove mesi è stato come se mancasse qualcosa di me nella mia routine, però sono felice di come ho affrontato il tutto. Mi hanno detto otto mesi di recupero e nella mia testa otto mesi dovevano essere. La mentalità e la costanza ha fatto sicuramente la differenza».
Da quando sei tornata a giocare, la T Gema Nico Basket ha collezionato ben quattro vittorie consecutive. Credi che la tua presenza in campo sia stata così incisiva per il raggiungimento di questi risultati?
«Sicuramente vedere la mia squadra da fuori, sconfitta dopo sconfitta, mi ha fatto vedere cosa mancasse realmente in campo e questo perchè tante volte si osserva meglio da fuori che da dentro. La mancanza di cattiveria e di agonismo si percepiva, caratteristiche che invece io ho, senza togliere niente a nessuno, da quando sono piccola, e la voglia che avevo (e che ho) di giocare in questo momento sono raddoppiate. Sapevo che avrei portato un cambiamento interiore, lo pretendevo da tutte e l’intero gruppo mi ha risposto. A fine anno poi abbiamo deciso di ricominciare apportando dei cambiamenti di gioco e di ruoli piuttosto sostanziale, grazie a coach Rastelli e al suo assistente, che sicuramente hanno avuto il loro frutto sul campo. Per ora non abbiamo fatto niente di significativo, ma solo quello che dovevamo fare e continuare a fare».
E’ una grande responsabilità essere la capitana di un gruppo così giovane in cui tu, come giocatrice esperta, sei oltre che leader tecnico anche una guida nello spogliatoio?
«Sicuramente, confermo che è una grande responsabilità. Ma è anche stimolante avere questo ruolo. Bisogna cercare di far stare le ragazze sempre sul pezzo e non è per niente facile, soprattutto quando si ha a che fare con quelle più giovani. Pretendo sempre tanto da loro, allenandole anche in Under 19, e penso che alcune mi sognino la notte…ma ormai hanno imparato a conviverci».
Quali sono le tue ambizioni per il futuro e quelle della squadra?
«Per ora voglio soltanto divertirmi e portarmi piccole soddisfazioni a casa, che sia far crescere i giovani o vincere qualcosa in più. Ogni anno mi prefisso un obiettivo diverso, sia in campo che fuori. Ho iniziato a lavorare a scuola e quindi credo che il mio posto rimarrà questo. Per quanto riguarda proprio la stagione attuale, direi che fare ogni settimana passi in avanti sarebbe l’obiettivo, vedendo giorno dopo giorno dove possiamo arrivare. Io, umilmente, uno sguardo ai playoff lo do, perché almeno provarci è d’obbligo. La squadra sa quello che penso sulla Nico: dobbiamo crederci e focalizzarci prima su noi stesse, poi al resto ci penseremo più avanti».
Qual è stato il tuo percorso, dalle giovanili fino ad oggi?
«Ho iniziato a giocare piccolissima a Massa e Cozzile, che per è stata una seconda casa. Poi sono andata a Montecatini, dove già da metà anno Lucca ha iniziato a interessarsi a me e ad altre mie compagne. L’anno dopo, grazie ai miei genitori, sono andata proprio a Lucca, allenandomi prima con la squadra di A2 e poi con quella di A1. Mia mamma ha praticamente “lavorato per me” per sei anni, permettendomi di fare avanti e indietro ogni giorno. Ho avuto la fortuna di scambiarmi in allenamento con giocatrici di vero spessore e faccio tesoro di tutti quegli anni. Non mi interessava altro, volevo solo giocare e divertirmi, sapendo di quanto fosse difficile arrivare in alto, ma comunque volevo provarci. Nell’ultimo anno di giovanili c’è stata una piccola frattura con la società, che ha messo in secondo piano il progetto legato alle giovanili, quindi è nata la Nico Basket: era come essere nuovamente a casa, come quando ero piccola. In tre anni siamo salite in A2 e ci siamo rimaste per quattro anni».
«I primi anni, però, ho fatto grande fatica a stare al passo con il livello, non mi sentivo pronta, ma anche lì la mentalità ha fatto la differenza. Mi allenavo il doppio per provare a competere e ci sono riuscita. Purtroppo nel post Covid sono sorte tante difficoltà e siamo retrocesse. Quell’anno ho pensato anche di smettere, ma la chiamata da La Spezia mi ha dato una nuova sfida, cioè quella di uscire dalla mia “bolla” e provare a crescere con una nuova esperienza. L’anno in Liguria mi ha fatto crescere mentalmente e mi ha portato davanti tante difficoltà, che ho affrontato con alti e bassi. Ci siamo conquistate i play-off e ho avuto la possibilità di giocarmi la mia prima Coppa Italia. Venendo via da lì, ho capito che, oltre a giocare, volevo aiutare mio padre in società. Una volta tornata, mi sono rimboccata le maniche, mi sono messa al tavolino con lui e mi sono detta: adesso cominciamo a fare sul serio. Dopo tre anni posso dire di essere felice, perché il primo anno abbiamo ricostruito un ambiente che si stava perdendo, mentre nel secondo abbiamo quasi toccato la vetta, nonostante il mio infortunio. Quest’anno stiamo creando un ambiente sano e pieno di passione. Siamo partiti da zero e oggi contiamo circa cinquanta tesserate e tutte le ragazze sono il mio orgoglio».






