Calcio / Amatori
La rabbia dell’Uragano Cantagrillo: «Un mese che non giochiamo a calcio»
La società pistoiese di Uisp si è sfogata con un post su Facebook: «Noi continuiamo a lottare, ma siamo al terzomondismo sportivo»
Nelle ultime settimane le incessanti precipitazioni hanno colpito la provincia di Pistoia, causando problemi anche a tanti terreni da gioco. Sono state diverse infatti le partite rinviate a causa di impraticabilità dei campi, inzuppati dalla pioggia caduta soprattutto la scorsa settimana. Tra le società colpite dai tanti rinvii c’è anche L’Uragano Cantagrillo, società di Uisp. La squadra biancorossa, dopo un mese di match non disputati, si è sfogata con un post sulla propria pagina Facebook, denunciando le condizioni spesso difficili con cui il club deve fare i conti.
IL POST DE L’URAGANO CANTAGRILLO
Non che ce ne fosse bisogno ma, dopo l’ennesimo rinvio, abbiamo avuto la riprova che i campi da calcio della provincia di Pistoia sono la traccia concreta che qui lo sport è considerato un fastidio da tollerare, non una risorsa. Terreni di gioco che sembrano pascoli sfruttati, zolle dure come cemento d’estate e pantani d’inverno, con linee bianche tirate a sentimento, spesso più storte di noi dopo una cena. Gli spogliatoi nel 90% dei casi sono indegni: docce che funzionano a intermittenza, acqua fredda come standard, muffa cronica e porte sfondate. Non manutenzione zero ma manutenzione ostile. Un ambiente che sembra progettato per scoraggiare chiunque non abbia una vocazione al martirio. Le tribune schifose, quando ci sono. Reti bucate, recinzioni arrugginite, fari che illuminano con la forza della fantasia. Qui il calcio si gioca nonostante tutto: nonostante i Comuni, nonostante le promesse, nonostante i bandi mai chiusi e i lavori sempre rimandati. Ogni intervento è un rattoppo provvisorio che diventa definitivo. Ogni stagione riparte con le stesse carenze, come se fosse normale. Il terzomondismo sportivo è questo: strutture fatiscenti, zero visione, zero rispetto per chi gioca, si allena, ci mette passione. Nessuna idea di crescita, solo gestione dell’emergenza permanente. Non servono grandi discorsi, basta guardare i campi. E capire che qui il problema non è il livello del calcio, ma l’abitudine al degrado. E il silenzio di chi dovrebbe vergognarsi.






