Calcio / Serie D
Massimo Taibi e Piacenza, una storia che non si cancella
L’ex portiere biancorosso, oggi diesse della Pistoiese: «Non sarà una gara come le altre, ma al fischio d’inizio penserò solo agli arancioni»
Ci sono partite che, per qualcuno, valgono qualcosa in più. Massimo Taibi e Piacenza condividono un pezzo di storia importante, fatta di promozioni, salvezze e ricordi che il tempo non ha cancellato. Dal 1992 al 1997 Taibi è stato uno dei volti simbolo del Piacenza, vivendo anni d’oro culminati con due promozioni in Serie A, tre salvezze e l’ingresso negli annali di una squadra rimasta celebre come “quella degli italiani”, senza stranieri. Oggi Taibi è dall’altra parte della scrivania, direttore sportivo della Pistoiese, ma il legame con Piacenza resta fortissimo, umano prima ancora che calcistico.
«Calcisticamente sono nato a Piacenza – racconta il diesse orange –. La mia prima Serie B l’ho fatta lì, con una promozione immediata in Serie A. A Piacenza ho ancora casa, ci vivono i miei genitori e anche mia sorella, che ha sposato un piacentino. È una città fondamentale per me». Un legame che dura da molto tempo. «Sono passati trent’anni, ma quella promozione in Serie A è rimasta negli annali, fu anche famosa per la squadra degli italiani senza stranieri. Quando torno a Piacenza da avversario vengo sempre accolto con grande affetto. Banale dire che non sarà una partita come le altre, ci tengo molto, ma quando l’arbitro fischierà l’inizio ci sarà solo la Pistoiese. E quando finirà tornerò ad essere amico dei piacentini, come lo sono da tutta la vita».
Taibi trova anche molte analogie tra le due piazze. «Sono due città che meritano di tornare tra i professionisti. Vedo molte similitudini anche nei presidenti. A Piacenza, ai miei tempi c’era l’ingegner Garilli, una persona di grande cultura e solidità, a cui è stato intitolato lo stadio. In lui rivedo Sergio Iorio: persone non invadenti, meticolose nella scelta dei collaboratori, presenti senza mai strafare e soprattutto estremamente serie e professionali. Quando parlava sentivi il carisma, proprio come succede oggi a Pistoia».
I ricordi di quegli anni riaffiorano con naturalezza, in particolare due su tutti: «L’ultima partita di Serie B a Cosenza: bisognava vincere per andare in Serie A e vincemmo 1-0. Al ritorno in città c’erano più di diecimila persone ad aspettarci allo stadio. Poi lo spareggio salvezza col Cagliari a Napoli nel 1997. Ad aprile sapevo già che sarei andato al Milan, me lo comunicò il figlio del presidente. Il problema è che la domenica dopo c’era Milan-Piacenza… gli dissi: “potevi aspettare lunedì a dirmelo!”. Finì 0-0 e giocai una bella partita. Alla fine vincemmo lo spareggio 1-3: volevo lasciare Piacenza con una salvezza e ci sono riuscito».
Se l’allenatore del Piacenza ha dichiarato che questa sfida sarà quasi decisiva, il direttore sportivo della Pistoiese è sulla stessa lunghezza d’onda: «Direi che anche per me è quasi decisiva. Entrambe vogliamo vincere, nessuna delle due può permettersi passi falsi perché Lentigione e Desenzano stanno andando a mille. È vero che ci saranno scontri diretti e tempo per recuperare, ma vincere darebbe una bella botta al campionato». Un altro aspetto chiave sarà quello mentale. «Quando non prendi gol sei già a metà dell’opera. Sono due squadre che hanno il gol nel DNA. L’approccio mentale sarà fondamentale: sarà una partita con pressione, con una bella cornice di pubblico da una parte e dall’altra. Chi la giocherà meglio mentalmente la porterà a casa, perchè sono gare in cui devi sbagliare il meno possibile, se non zero e dove gli episodi faranno la differenza».
Dal campo alla scrivania, però, è cambiato tutto: «Da calciatore giocavo davanti a 80-90 mila persone e più mi insultavano più mi caricavo. Ero freddo, riuscivo a isolarmi. Da dirigente è diverso, faccio fatica. In tribuna non ci vado, preferisco stare in posti dove non mi vede nessuno, sotto il tunnel o sotto la gradinata».Infine, un passaggio sul pubblico e sulle rivali. «La nostra Curva ci ha sempre dato una grossa mano e sarà fondamentale anche domenica. Contro il Sangiuliano City, quando siamo andati sotto, ci ha spinto alla rimonta. Sarà una grande cornice da entrambe le parti». E sulle avversarie: «Il Lentigione mi ha impressionato domenica a Modena, gioca davvero a calcio. Desenzano e Piacenza non sono sorprese: stanno semplicemente confermando le aspettative della vigilia». Una partita speciale, dunque, per chi Piacenza l’ha vissuta da protagonista e oggi difende i colori arancioni con la stessa passione.




