Pistoiese, Sergio Iorio confessa: «Pronto ad investire come socio di minoranza»

L’imprenditore Sergio Iorio parla della trattativa che lo ha visto vicino alla Pistoiese e del futuro del club: «Ad oggi è impossibile rilevare la società»

Tra i molti nomi circolati in orbita Pistoiese negli ultimi dodici mesi, quello di Sergio Iorio è senza dubbio uno dei più ricorrenti. L’imprenditore, genovese d’adozione ma pistoiese di nascita, che opera nel settore chimico ed è CEO del colosso Italmatch Chemicals spa, fu avvicinato al club arancione un anno fa di questi giorni, quando ancora la società era nelle mani della famiglia Ferrari. La trattativa per la cessione di una parte minoritaria delle quote da parte sua sfumò, complice la vendita dell’intero pacchetto di quote da parte della vecchia proprietà a Stefan Lehmann e dalla sua azienda e alla Digimark Group. Dopo mesi di silenzio Sergio Iorio è tornato prepotentemente alla ribalta, prima con un’apparizione in tribuna centrale allo Stadio Melani durante l’ultima gara di campionato degli arancioni e poi con un intervenuto ad una trasmissione web dei tifosi questo mercoledì, dopo per altro essersi negato a parte della stampa proprio nell’intervallo della gara con la Correggese.

Nel suo intervento Iorio ha spaziato su vecchi e nuovi argomenti, chiarendo ancora una volta i passaggi della trattativa dello scorso dicembre quando aveva provato ad entrare in società, soffermandosi poi sul futuro della Pistoiese, non risparmiando critiche, anche pesanti, sia ad Orazio Ferrari che alla nuova proprietà. «Partiamo dal presupposto è che la società non è in vendita – ha spiegato Iorio – perché Lehmann o chi per lui non ha mai comunicato una simile notizia. Parlando perciò in termini teorici, un’eventuale cordata acquirente sarebbe comunque tenuta a rilevare anche i debiti della società, non considerando però che possono esserci debiti anche non presenti nel bilancio, quindi “nascosti”, e dei quali nessuno vuol farsi carico. Io sarei pronto a fare la mia parte con l’acquisto di una quota di minoranza, ma naturalmente più del 49% non posso rilevare ed è necessario trovare altri soggetti interessati. In questo anno ho cercato imprenditori che possano affiancarmi e avrei anche trovato disponibilità in un paio di loro, ma dovrà sicuramente cambiare qualcosa nell’attuale società perché allo stato attuale delle cose per chiunque è impossibile rilevarla. In passato ho cercato anche di coinvolgere il fondo americano che possiede le quote del Genoa (777 Partners, nda) ma dopo un iniziale interessamento l’idea è subito andata a morire».

Stando alle sue parole quindi Sergio Iorio si muoverebbe da oltre un anno con l’ottica di entrare a far parte della Pistoiese, ma all’atto pratico nessuna azione concreta e ufficiale è stata fatta. Ha però raccontato dei colloqui avuti anche con altri potenziali imprenditori e investitori, oltre a quelli che ha dichiarato di aver avuto contatti con la FIGC per capire eventuali margini di manovra sia adesso che in estate. Inoltre, Iorio ha anche ripercorso le tappe della trattativa con Orazio Ferrari per entrare in società lo scorso dicembre: «Conosco Ferrari da molti anni – sottolinea l’imprenditore – ed eravamo molto vicini a trovare un accordo. Poi l’affare è saltato: io non potevo acquisire le quote di maggioranza, cosa che invece Lehmann poteva garantire e Ferrari ha preferito prendere questa decisione. L’accordo che avevo trovato, a livello verbale e non notarile, era di mettere sul piatto 350mila euro per il mercato invernale, col direttore sportivo scelto da me, ovvero Fabrizio Salvatori. In cambio avrei ricevuto il 20% delle quote, con la speranza che la squadra si potesse salvare sul campo e che poi io riuscissi a trovare alcuni imprenditori intenzionati a rilevare la maggioranza delle azioni».

Nel corso della chiacchierata, Iorio non ha mancato di sottolineare la scarsa fiducia nutrita in Lehmann e nel suo entourage fin dal primo giorno, oltre a scagliare qualche frecciata nemmeno troppo velata ad Orazio Ferrari: «Nei giorni precedenti alla cessione delle quote feci alcune ricerche e in poco tempo trovai i precedenti non proprio rassicuranti di Caruso e Rosati quando erano dirigenti al Trapani il primo e alla Reggina il secondo. Potei anche constatare coi miei occhi l’impossibilità di avere qualsiasi tipo di notizie su Stefan Lehmann, anche dopo aver parlato con alcuni colleghi che lavorano in Germania. Parlai quindi con Ferrari per metterlo in guardia ma non riuscii a frenare la trattativa. Negli ultimi mesi è poi emerso anche il nome di De Simone che ha complicato ulteriormente il quadro societario e lo abbiamo visto nella conferenza stampa della scorsa settimana che è stata a dir poco anomala. L’intervento di De Simone è stato scriteriato e privo di senso, considerando che costui non ha mai ricoperto alcun ruolo ufficiale nella Pistoiese e non è nemmeno più un dipendente Omav. Di Ferrari conoscevo il bilancio a memoria, lui ha portato avanti la società per anni senza mettere un euro di tasca propria. La Pistoiese ogni anno riceveva 800mila euro dalla Lega per il minutaggio dei giovani, che sommati alle varie sponsorizzazioni portava ad avere un tesoretto di circa 2 milioni, che è il budget che annualmente Ferrari metteva a disposizione».

Dalle dichiarazioni di Iorio, oltre al quadro generale, è emersa la sua opinione chiara sull’impossibilità, alla luce della situazione attuale anche complessa in casa orange, di veder arrivare acquirenti disposti a prendersi la società a campionato in corso. Più possibilista invece per l’estate, anche per la cordata che sta provando a mettere insieme, ma le vicende del campo e soprattutto quelle extra gioco della Pistoiese saranno determinanti per delineare lo scenario di una possibile trattiva o azione da parte del manager e degli imprenditori che vorranno affiancarlo in un eventuale nuovo corso arancione.

Redazione PtSport
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