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Calcio / Serie D

Pistoiese, una finale di Coppa che vale molto più di un trofeo

La Pistoiese si regala un appuntamento con la storia: con la grande rivale Ancona c’è l’occasione per scriverla

C’è un peso specifico diverso nelle partite che portano a una finale. Non conta solo il risultato, ma tutto ciò che quel traguardo rappresenta. La Pistoiese, superando il Club Milano, ha centrato la finale di Coppa Italia, dove affronterà l’Ancona, vittoriosa per 0-1 sul campo del Francavilla. Un traguardo storico, che va ben oltre la singola competizione e certifica la solidità di un percorso cresciuto settimana dopo settimana. La Coppa, oggi, non è più un obiettivo secondario. È prestigio, visibilità e un’opportunità concreta anche in prospettiva futura. Ma soprattutto è la dimostrazione che questa Pistoiese ha imparato a reggere la pressione dei momenti che contano, riuscendo a restare competitiva su più fronti senza smarrire equilibrio e lucidità.

In questo contesto assumono un valore particolare le parole del presidente Sergio Iorio, che nel post gara ha voluto ringraziare pubblicamente il direttore sportivo Massimo Taibi e anche Antonio Andreucci, esonerato ma protagonista del cammino che ha portato la squadra fino alla semifinale. Un passaggio tutt’altro che scontato, che racconta una società capace di riconoscere il valore del lavoro svolto, al di là delle decisioni prese lungo il percorso. Su Taibi si è detto e scritto molto. È possibile discutere alcune scelte fatte in questo primo anno e mezzo di mandato, ma è altrettanto evidente come a Pistoia siano arrivati giocatori di categoria superiore. Profili che hanno innalzato il tasso tecnico, aumentato la competitività interna e reso la rosa profonda e affidabile.

Ed è proprio questa struttura a consentire oggi alla Pistoiese di affrontare impegni diversi con lo stesso livello di attenzione e rendimento. Emblematica, in questo senso, è stata anche la conferenza post gara di Cristiano Lucarelli. Il tecnico livornese ha voluto ringraziare pubblicamente Andreucci: un gesto che va oltre la forma e racconta molto dell’uomo prima ancora che dell’allenatore. Non era dovuto, non era necessario, ma è stato fatto. Un atto di rispetto che restituisce l’immagine di un allenatore puro e genuino, con valori che vanno oltre il risultato e la panchina. Gli fa onore. Sul campo, poi, la risposta è stata altrettanto significativa. Dieci undicesimi cambiati rispetto all’ultima gara di campionato e una squadra capace di mantenere equilibrio, ordine e lucidità. Dopo il vantaggio, la Pistoiese ha gestito la partita con intelligenza, senza frenesia e senza concedere spazi inutili.

Un segnale chiaro di maturità, di un gruppo che sa adattarsi, leggere i momenti e interpretare le partite. Ed è qui che emerge forse l’aspetto più importante: l’equilibrio. Cambiare così tanto e ottenere una prestazione solida non è casuale. È il frutto di concetti chiari, di una squadra che ha assimilato un metodo e di una mentalità che si sta consolidando. Equilibrio non significa rinunciare a giocare, ma sapere quando e come farlo. E questa Pistoiese, oggi, sembra averlo capito. La finale di Coppa Italia è lì, all’orizzonte. Contro l’Ancona sarà un’altra storia, una sfida complessa e affascinante. Ma questo percorso racconta già molto più di una semplice qualificazione: racconta una società che ha scelto di affidarsi a uomini che, prima ancora dei risultati, portano valori. E se il futuro dovrà ancora essere scritto, oggi una cosa è chiara: questa Pistoiese ha trovato un’identità. E nel calcio, spesso, è già mezza vittoria.

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Da sempre pretoriano della tribuna del “Melani”, ama il calcio e crede ancora che una palla a scacchi bianchi e neri possa dettare i versi della poesia d’amore più bella del mondo. Anima blucerchiata e al tempo stesso profondo conoscitore di tutto ciò che ruota intorno all’Olandesina, è a Pistoia Sport dal 2019 dove si diverte un mondo insieme a tanti giovani penne del giornalismo pistoiese.

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