Il racconto dell’incredibile cavalcata del Borgo a Buggiano, guidato in panchina da Guido Pagliuca e capace di strappare nel 2011 un posto in serie C
di Roberto Grazzini
Ne è passato di tempo da quando il pallone dalle parti di Borgo a Buggiano rimbalzava su quel campetto a fianco di Villa Bellavista negli accessi derby col Pescia, rivale storico, fra sane cazzottate e prese in giro. Più o meno un secolo, e non è un modo di dire. Il capitolo più bello di questa storia centenaria, il club di via Indipendenza lo ha scritto però parecchio più avanti, nove stagioni or sono, passando dalla seconda guerra mondiale al boom economico, dai Beatles e dai Rolling Stone al rap.
Anche Il campo di battaglia è cambiato. Da villa Bellavista allo stadio Alberto Benedetti (gran portiere e ragazzo splendido) passando per il mitico “Bonelli”, casa prediletta del popolo azzurro dove il custode Fernando Lenzi, in arte Carilli, portava le calosce, estate ed inverno e preparava il the filtrandolo nei calzini . Arene legate logisticamente dal fatto di essere tutte ubicate nella frazione di Santa Maria in Selva perché a volte anche un aiuto dall’alto non fa male. Un percorso caratterizzato dall’impronta lasciata da figure inarrivabili, fra cui il dottor Oreste Gonfiotti, medico condotto del borgo natio ed infaticabile presidente, che consigliava a tutti i suoi pazienti di non fumare, con la sigaretta in bocca e facendo fuori un pacchetto a partita.
Tornando invece a nove anni or sono, il C-Day chiuse come meglio non si poteva un cerchio miracoloso. È vero, dopo vennero gli anni del professionismo, ma l’apice, la vetta inarrivabile, punto più alto del football borghigiano, fu toccato nella leggendaria primavera del 2011. La partita in se stessa non fu niente di che, soprattutto perché pure i sassi sapevano che sarebbe finita con un paraggio. Ma la festa di un paese, forse tuttora incredulo per l’impresa compiuta, e quanto combinarono capitan Di Giusto e compagni in giro fra quattro regioni, è materiale per un film di Oliver Stone. Fu senza dubbio il successo personale della famiglia Paganelli, Antonio il general manager e Mauro il patron, spronati nell’impresa dall’amore verso il padre Valentino, compianto capostipite nato assieme all’Us Borgo a Buggiano e sempre presente in tribuna. Un modo di fare calcio oculato e lungimirante , senza follie, scegliendo di contro un pazzo furioso quale condottiero, Guido Pagliuca, guascone indisciplinato quanto saggio stratega dei cavalieri azzurri…Un perfetto mix che trasformò la storia in leggenda.


